Tempo fa scrissi un breve racconto sul tema “scarpe”.Era un tentativo Per liberarmi dalla mia segreta ossessione di accumulare ogni sorta di scarpe,tant’è che la mia casa si andava affollando in maniera invivibile.Da questa ossessione,a dire il vero non poi così tanto segreta,è nata l’idea di coinvolgere gli artisti sul tema.Ogni cosa ha il suo tempo,si dice,e ora davvero non ci sono più scuse,questa mostra chiede supplicante di venire allo scoperto.Ed è ora,perché la mia scrivania era da mesi che si affollava di ritagli di riviste,di ogni serie di riferimento al tema che mi venivano gentilmente offerte dal team D’Ars. Allora,per porre fine a questo diluvio cartaceo,la prima fondamentale operazione è stata la seguente:mandare una bella letterina agli artisti presenti.come si fa d’altronde a mettere in piedi(con due scarpe)una mostra se gli artisti non ne sono al corrente?Come detto sopra,ho sempre avuto un debole per le scarpe,l’oggetto in sé a volte è già una scultura.Poi il colore,la forma,la materia…è proprio una libidine averne tante.Cammino e osservo le vetrine dei negozi di calzature sempre con la” posizione dell’egiziano”,è cioè con la testa rivolta verso il negozio di profilo attenta a non inciampare.E gli artisti che fanno parte della rassegna ho scoperto che anche loro hanno il “virus”dell’accumulo di scarpe.Questo evento me lo sono sempre immaginato così:ogni artista può reinventare ,oppure riciclare,oppure lavorare su modelli preesistenti e fare della scarpa un oggetto nuovo,per comunicare una visione del mondo e per metafora raccontare quanto ci stiamo comodi o scomodi in questro nostro mondo,così per gioco,cosìsu due piedi….Sabrina Taddei: la pittura tradizionaleincide notevolmente nella rappresentazione figurale ,evoca nei suoi dipintiun’atmosfera liberata dalla sacralità domestica.I particolari e gli oggetti ,spessodipinti con una meticolosità estrema,diventano talvolta dei veri e propri feticci,simboli di una interiorità recondita e privata,archetipi di una memoria lontana.

Stefania Carrozzini